Intervista alla nostra presidente, da Gente Veneta

Nel dramma dell’emergenza Covid-19, Avapo Mestre è percepita come ancora più preziosa e perciò è più richiesta. «Abbiamo in assistenza più di quaranta pazienti e in questa situazione c’è un aumento di domanda, perché i familiari preferiscono avere accanto, a casa, i loro cari. Se invece venissero ricoverati in una struttura, date le limitazioni giustificate dall’epidemia, si rischierebbe di vivere la morte in maniera ancora più tragica, cioè in solitudine». A sottolinearlo è Stefania Bullo, presidente di Avapo Mestre, l’associazione che si occupa di assistenza ai malati di tumore.

In queste settimane di rivoluzione delle nostre consuetudini di vita, Avapo Mestre continua il suo servizio di assistenza domiciliare, in particolare per garantire le cure palliative ai malati più gravi. I sette infermieri e quattro medici di Avapo, insieme agli operatori socio-sanitari forniti dai Comuni di Venezia, Marcon e Quarto d’Altino, sono continuamente all’opera, con generosità.

«Ci siamo sentiti invece di interrompere – prosegue la presidente dell’associazione – l’attività dei volontari che consegnavano farmaci e ausili nelle case dei pazienti, così come il servizio di accompagnamento verso le strutture ospedaliere: ha prevalso la prudenza per evitare il contagio. Ma capiamo il disagio: fra gli assistiti abbiamo persone sole e anziane, che si devono sottoporre a terapie oncologiche in ospedale, e che adesso devono trovare un modo per arrivarci da sole. E così fanno ricorso ai mezzi pubblici o ai taxi, perché non tutti hanno familiari disponibili».

Ma così viene meno quella vicinanza umana che è un ingrediente non secondario dell’opera di Avapo: «Noi – continua Stefania Bullo – chiamiamo questo servizio di accompagnamento, non di trasporto, perché è l’occasione in cui si instaurano relazioni umane importanti fra accompagnato e accompagnatore. Perciò, in questo tempo bloccato, i volontari costretti a casa hanno accolto volentieri l’idea di mantenere contatti telefonici con le persone seguite: sentirsi ricordato, per un malato che sta vivendo nell’isolamento, è oggi ancora più importante».

Telefonate, perciò, ma anche messaggi con il cellulare e con ogni strumento che la tecnologia ci mette a disposizione aiutano ad alzare la qualità della vita delle persone malate e dei familiari che sono accanto a loro.

Ma d’altro canto, se il bisogno della relazione è fondamentale in un tempo normale, ancora più essenziale diviene nel tempo sospeso per l’epidemia da Coronavirus: «Ne hanno percezione anche le nostre psicologhe – aggiunge la presidente – che lavorano da remoto, usando skype, zoom e le altre piattaforme per la comunicazione a distanza: continuano a svolgere il loro servizio con le persone che già assistevano, ma già si accorgono di un’impennata di richieste di sostegno».

Giorgio Malavasi giornalista di Gente Veneta