Un pomeriggio qualsiasi, in una sede qualunque. Le stanze sono silenziose, rotte solo dal rumore delle carte e da qualche squillo di telefono.
P.: «Maria, è arrivata la fattura del carburante… occorre saldarla.»
M.: «Devo controllare se abbiamo fondi disponibili…»
Scambi brevi, rapidi, spesso accompagnati da una punta di preoccupazione. È questa la quotidianità di moltissimi Enti del Terzo Settore (ETS), fatta di passione e dedizione, ma anche di conti da far tornare e risorse da trovare.
Il Terzo Settore in Italia è una realtà viva e in costante crescita: oltre 360.000 istituzioni non profit attive, capaci di generare un valore economico di circa 84 miliardi di euro, pari al 4,4% del PIL nazionale. Un comparto che occupa più di 919.000 dipendenti e coinvolge 4,6 milioni di volontari.
Di questi enti, quelli iscritti al RUNTS – il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore – sono circa 132.000, di cui 37.000 sono ODV, Organizzazioni di Volontariato, come AVAPO Mestre O.d.V. Dietro questi numeri ci sono persone. Persone che si aggregano attorno a un ideale, a un progetto, a una missione comune. Ogni realtà ha una propria dignità: di intenti, di impegno sociale e, non ultimo, di valore aggiunto per le comunità e i territori in cui opera. Ma cosa accade quando le risorse di tempo, denaro e competenze messe a disposizione dai singoli soci non sono più sufficienti a sostenere e realizzare gli obiettivi della missione?
La risposta potrebbe sembrare semplice: presentare i propri progetti a chi dispone di risorse – privati o aziende – e attendere il sostegno. In teoria è così. In pratica, però, esiste un problema tutt’altro che marginale. I numeri ci dicono che i soggetti legittimati a raccogliere fondi sono centinaia di migliaia: alcuni per garantire la continuità delle proprie attività, altri per crescere e rispondere a una domanda di servizi sempre più ampia. Tuttavia, poiché la “torta” della ricchezza disponibile nel nostro Paese non cresce da decenni, il sistema di sostegno al volontariato e al non profit risponde oggi a vere e proprie dinamiche di mercato.
Per reperire risorse umane ed economiche indispensabili alla propria sopravvivenza o al proprio sviluppo, ogni organizzazione entra inevitabilmente in una dimensione competitiva, che può essere locale, nazionale o persino internazionale. AVAPO, AIRC, Save the Children: realtà diverse per dimensione e raggio d’azione, ma tutte impegnate nello stesso spazio di attenzione, fiducia e sostegno.
Donazioni, lasciti, iniziative solidali non avvengono per caso: sono il risultato della capacità delle singole organizzazioni di raccontarsi, di trasmettere il valore del proprio operato e di costruire relazioni autentiche e durature. Ecco perché oggi il fundraising non è più un’attività accessoria, ma un tema centrale per ogni ente non profit. E con esso lo sono il consolidamento dell’immagine pubblica e la qualità della comunicazione, elementi fondamentali per rafforzare il sistema delle relazioni e rendere visibile l’impatto reale delle azioni svolte.
In sintesi, i valori di solidarietà e di impegno civico che hanno dato origine a un’organizzazione devono essere condivisi e divulgati con cura, affinché il bene prezioso che essa rappresenta non rischi di trasformarsi in un contenitore di buone intenzioni, ma privo di mezzi per agire.
Perché se è vero che gli enti del Terzo Settore nascono dalle migliori intenzioni e dall’impegno volontario dei propri membri, è altrettanto vero che il valore dei loro progetti si misura solo nel momento in cui questi diventano realtà.
Quando, ad esempio, Maria può saldare quella fattura. E fare il pieno di carburante. Per accompagnare un altro paziente oncologico verso il suo centro di cura.