Mi chiamo Vittorio e faccio l’accompagnatore per AVAPO Mestre ODV. Intendiamoci, non lo faccio per mestiere, io di mestiere faccio il pensionato. Ma qualche volta durante la settimana, faccio il volontario e accompagno alcune persone in ospedale a fare delle terapie. Non è che andare in ospedale a fare delle terapie sia una passeggiata, le persone che accompagno affrontano un momento difficile e non hanno bisogno di un autista, ma di una persona che li metta a proprio agio, che scambi una parola, che porti un po’ di coraggio.
E così l’altra mattina mi sono trovato puntuale dalla signora Laura per accompagnarla all’Angelo e lei era già lì, pronta, che mi aspettava davanti alla porta di casa. Sono sceso, l’ho salutata, le ho aperto la porta ed aiutata a salire. Era una signora dagli occhi chiari, avrà avuto la mia stessa età, e dallo specchietto capivo che non aveva voglia di chiacchierare e guardava fuori. Le avevo già tirato avanti il sedile per farla stare più comoda e ho cercato di scambiare due parole comunque, vuoi perché sono un chiacchierone, vuoi perché due parole, a volte, valgono più di una terapia.
Ma la signora Laura non aveva voglia di parlare e allora le ho offerto un biscotto. Dovete sapere che mia suocera faceva certi biscotti speciali che aveva imparato a fare da sua nonna e mia moglie aveva la “sua” ricetta, sempre quella, e di quei biscotti ne avevo lì un sacchettino, sul sedile davanti. Ho preso il sacchetto, l’ho presentato dietro e ho detto: – Signora Laura, posso offrirle un biscotto? E lei mi ha detto un grazie per la cortesia e l’ha tenuto in mano. Poi, arrivati all’Angelo, l’ho aiutata a scendere e lei è scesa, con la borsetta con gli esami da una parte e dall’altra teneva il biscotto. – Lo mangio dopo mentre aspetto che mi chiamino, mi ha detto, quasi per scusarsi. E così l’ho accompagnata fino in reparto e mi sembrava che la gente ci guardasse, io che davo il braccio ad una signora con gli occhi chiari e lei con una borsetta ed il suo biscotto in mano. Poi l’ho aspettata e quando è uscita mi è sembrata più stanca, mi è bastato sentire quanto si appoggiava di più a me. L’ho fatta salire in macchina e quando l’ho fatta scendere, davanti alla porta di casa, mi ha messo la sua mano sulla spalla, mi ha guardato con i suoi occhi chiari e mi ha detto: – Era buonissimo quel biscotto, dica un grazie per me a sua moglie. E mi sono portato a casa quei suoi occhi chiari e ho chiesto a mia moglie se riuscivamo a preparare un sacchettino di biscotti per la signora Laura.
Poi, alla terapia successiva, mi sono presentato con un sacchetto di biscotti legato con un fiocco giallo, di quelli che si usano sulle uova di Pasqua. E la signora Laura era già lì, davanti alla porta di casa e quando l’ho fatta salire sul sedile dietro, ha trovato il suo sacchettino di biscotti con il fiocco giallo. E allora mi ha guardato con i suoi occhi chiari e, dopo avermi detto grazie, mi ha voluto raccontare di lei, della sua famiglia, delle sue cose che aveva dentro e che si fa fatica a dire.
Cosa volete che vi dica, mi è venuto un groppo in gola e così, invece di sentirmi un volontario qualsiasi, mi sono sentito un volontario importante.
Giusto Cavinato
Volontario AVAPO Mestre
Testimonianza raccolta da Giusto Cavinato