2026LA CASA

Non importa la grandezza, l’essenziale è che ci sia una porta, da poter chiudere ed un giaciglio su cui posare il capo. Per un uomo che vive in una strada questo per una notte può bastare, ma può anche essere tutto quello che riesce a trovare una donna in attesa del bambino, ed allora la situazione diventa angosciante. Credo che questo non capiti spesso, ma è quello che avvenne il giorno in cui, a Betlemme, nacque Gesù Cristo. Accanto a Maria, c’era Giuseppe e, soprattutto, sopra di loro, lo sguardo onnipotente del Signore e tutto si concluse nella gioia.

Per analogia, ai nostri giorni, e nella nostra esperienza di volontari, vediamo sempre più spesso persone bisognose di assistenza che vivono da sole, e non sono in grado di provvedere alle proprie necessità. Anche la presenza di AVAPO da sola non basta, qualche volta, a rendere meno drammatica la situazione di chi si trova in simili frangenti, perché non dispone di un numero adeguato di infermieri, ed il problema rimane.

Ecco allora l’iniziativa che si prefigura come risolutiva: allargare la presenza di caregiver nello stesso tempo a più persone bisognose, ospitandole in strutture idonee. È questa l’idea di fondo del centro di accoglienza che si sta creando a Carpenedo: se le persone che hanno bisogno di aiuto sono vicine, bastano pochi caregiver per assisterle. In altre parole, avviciniamo le case che le ospitano, ed in più, offriremo loro anche il conforto di non sentirsi fra estranei. È il miracolo della grande casa che si crea quando tante piccole case vengono riunite: non si perde in autonomia e riservatezza, e si guadagna in sicurezza e solidarietà. Non mi soffermo a descrivere la nuova grande “casa” AVAPO di Carpenedo, ex convento di clausura, richiederebbe troppo tempo, ma sono certo che non si sarebbe potuto trasformare meglio un luogo di preghiera, sollievo dello spirito, in un luogo dove il sollievo donato al corpo malato diventa esso stesso preghiera.

 

Luciano Osello

Volontario AVAPO Mestre

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