2026OGNUNO È UN ESSERE SPECIALE

Come recita la canzone “La cura” di Franco Battiato, ogni uomo è un essere speciale.

Quando nasciamo ci ritroviamo ad esistere senza averne fatto richiesta, ma proprio perché fragili ed indifesi, necessitiamo di cura. Da piccoli qualcuno si è preso cura di noi così come in varie circostanze della vita perché la caratteristica essenziale della condizione umana è la relazione all’interno della quale si sviluppa anche la cura. Elemento che diventa ancora più rilevante nei momenti di precarietà che l’uomo durante la sua esistenza attraversa: sottrarre cura in queste circostanze significa assenza di umanità.

L’uomo infatti è tale perché costituito di Terra (il termine “uomo”, infatti, deriva da humus), ma anche di Spirito. Spiritualità che significa  camminare con l’altro. In tale contesto appare evidente il ruolo che un’Associazione di volontariato quale AVAPO, riveste nel rivolgere il proprio sguardo a chi sta vivendo una condizione di difficoltà così da offrirgli la possibilità di non sentirsi solo nell’affrontarla: è un porgere la mano per esser-ci. Questo “ci” rende possibile l’aver cura di qualcuno: è un atteggiamento incentrato sulla persona che si incontra, più che su ciò che si fa per lei. È la capacità di porsi in ascolto e di instaurare un dialogo profondo con chi nell’esperienza quotidiana si incontra. Non assume rilevanza la numerosità dei gesti compiuti, bensì la capacità di essere accanto come uomo. Ogni persona rientra in questo bisogno profondo di ricevere e dare cura: è una relazione in cui il dare e ricevere si intersecano per rendere veramente pregnante il rapporto umano. La preziosità dell’essere uomini sta proprio in questo atteggiamento profondo che dovrebbe permeare la quotidianità di ciascuno. In tale contesto si ritrova il significato delle Cure Palliative, ambito all’interno del quale AVAPO opera per caratterizzarsi sempre più come una comunità di cura fondata sulla relazione tra chi si prende cura e chi riceve la cura e dove l’agìto di professionisti e volontari si interseca e si completa vicendevolmente considerando sempre la sacralità e la dignità della persona verso la quale vengono rivolte le azioni di cura. Una cura incentrata sulla persona nel suo essere corpo e spirito, più che sulla malattia che ha colpito il fisico. Una cura dove non assumono rilevanza elementi oggettivi quali la numerosità degli interventi, bensì la qualità del rapporto umano che si è stabilito con autenticità.

È una prospettiva molto impegnativa perché porta chi si prende cura a spendersi per la persona curata, a mettersi in gioco come uomo, ad interrogarsi sul significato più profondo che hanno le azioni che sta compiendo. Proprio per questo è necessario prestare la dovuta attenzione anche a chi si prende cura di qualcuno sia esso care-giver, professionista o volontario ed è importante prevedere appositi momenti in cui dare voce ai sentimenti, agli interrogativi che una relazione di cura ha fatto insorgere. È un sapersi fermare e prendersi cura di sé per poter continuare a farlo volgendosi a chi vive in quel momento una condizione di fragilità.

 

 

 

 

 

 

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